POPOLO DI DIO O AGGLOMERATO UMANO?

  • 27/05/2023
  • Don Gabriele

POPOLO DI DIO O AGGLOMERATO UMANO?

La solennità di Pentecoste è la festa del popolo di Dio, nato dalla Pasqua di Cristo e “coagulato” (espressione non bella, ma che rende bene il concetto) dallo Spirito Santo. La Pentecoste è il contrario di Babele, perché, se la seconda rappresenta la cifra della dispersione, la Pentecoste è la realizzazione dell’unità: i vari popoli presenti a Gerusalemme al momento della Pentecoste, che capiscono Pietro il quale tuttavia parla in aramaico, realizzano in nuce ciò che avverrà a tutti i popoli della terra raggiunti dal messaggio del Vangelo. E’ dunque l’unica fede, che nasce dalla Parola e si attua nei Sacramenti, che trasforma un agglomerato umano in un popolo, o, se volete, in un corpo; San Leone Magno, nel quinto secolo, diceva infatti icasticamente. “A Natale nasce il Capo; a Pentecoste nasce il corpo di questo Capo”. In questi giorni, celebrando la Messa e guardando i fedeli riuniti, mi sono reso conto che anche qui tra noi, a Castiglione, esiste la differenza tra “popolo di Dio” e “agglomerato umano”. C’è infatti un “popolo di Dio” che cammina verso una meta e per raggiungerla ascolta fedelmente la Parola, ogni domenica partecipa all’Eucaristia, si accosta regolarmente ai sacramento della Riconciliazione e si interessa fattivamente dei bisognosi nelle vaste gamme che sottendono a questa categoria. Vedo questo popolo che cammina, a volte con fatica, animato dalla speranza, non senza difetti certamente, ma teso verso il compimento di una promessa che dà senso e rassicura, un popolo che cerca anche di dare testimonianza. Ma poi vedo, con tristezza, un agglomerato umano che assomiglia sempre più ad un gregge senza pastore: vite trascinate nella tristezza, nella rabbia, nell’ossessione del guadagno da spendere in piaceri o in trasgressioni, nell’illusione della felicità frutto di surrogati. Vedo queste vite tristi davanti ai bar, che buttano via le giornate, spendendo soldi col gioco d’azzardo, sperando di vincere una volta ciò che è già stato tolto loro mille volte. Vedo questi occhi vuoti, senza luce, senza pace: sono gli occhi degli adolescenti e dei giovani che buttano vie serate fino alle 3 o alle 4 del mattino dopo, stordendosi in discoteche o in case private con alcol e droghe … Vedo queste famiglie che non educano ai valori, ma si accontentano di soddisfare le necessità primarie instillando il virus del cinismo, che aumenta col crescere dell’età. Vedo questi anziani, che – pur potendolo – non vengono più a Messa, non si preoccupano più di confessarsi, di fare la comunione … (la Messa “ascoltata” in televisione “non vale” se ci si può recare in chiesa), vite che si spengono senza prepararsi all’incontro con Dio: che senso ha prolungare la vita biologica se non cresce di pari passo la vita spirituale? E mi domando: perché tutti questi non bevono alla fonte che è qui disponibile per tutti? Perché non ascoltano la Parola che illumina, perché non cercano il Pane che non perisce ma dura per la vita eterna? Che ne sarà di questo gregge che non vuole avere un pastore? E mi sovviene una tremenda parola della Scrittura, tratta dal salmo 49, che induce a riflettere: “Questa è la sorte di chi confida in se stesso: come pecore sono avviati agli inferi, sarà loro pastore la morte”. Chi non vuole avere Gesù come pastore avrà la morte come pastore. Però nel mio intimo non voglio che succeda questo. Vorrei che tutto l’agglomerato umano di Castiglione diventasse popolo di Dio, perciò, parafrasando le parole della Sacra Scrittura dico: “Su, venite, mangiate questo Pane, ascoltate questa Parola che fa ardere il cuore; non seguite sentieri di morte, siete ancora in tempo: ritornate, figli, ritornare al Pastore grande delle pecore e troverete ristoro per la vostra vita”. Spirito del Signore, Spirito che animi la Chiesa e la rinnovi, Spirito del Risorto: vieni e rinnova la faccia della terra! Rinnova anche la terra di Castiglione!

il vostro parroco

don Gabriele

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