LA DITTATURA DEL “NEUTRO”

  • 06/12/2021
  • Don Gabriele

LA DITTATURA DEL “NEUTRO”

L’avvicinarsi del Natale porta con sé il solito tormentone di come si devono fare gli auguri: si dice buon Natale o buone feste? C’è una certa tendenza in base alla quale – per non discriminare nessuno, si dice – è opportuno dire “buone feste” e non “buon Natale”, perché questo ultimo augurio sarebbe collegato al fatto della nascita di Gesù, e quindi connotato religiosamente. Addirittura la Commissione europea ha diramato in questi giorni le linee guida sulla comunicazione in un documento interno dal titolo «Union of Equality» in base alle quali si è invitati a dire “buone feste”, invece di dire «buon Natale» per evitare di offendere chi non è cristiano. Facciamo il punto (breve, purtroppo, per questioni di spazio). Già questo modo di ragionare rivela che la ragione in verità non funziona. Da che cosa prendono origine le feste natalizie (dal 25 dicembre fino al 6 gennaio)? E qual è il loro contenuto? Lo sappiamo tutti: la nascita e la epifania del Signore Gesù. Ebbene, l’invito è quello di mistificare questo contenuto, di renderlo “neutro” in nome di una umanitaria sensibilità. Che male farà augurare che la festa della nascita del nostro Redentore sia buona anche per chi in lui non crede non riesco a capirlo. Così come non capisco perché qualcuno si dovrebbe sentire discriminato se gli si augura buon Natale anche se non ci crede: augurargli che quel giorno, che per te è di gran festa, sia un giorno buono anche per lui a mio giudizio è una cosa molto bella. Ma, al di là di tutto questo, è l’ideologia che ci sta dietro che è dannosa, anzi pericolosa. Infatti è la stessa ideologia che presiede alle pressioni affinché non si dica più maschio o femmina, padre o madre, ma più “neutramente” “genitore uno” e “genitore due” (i quali poi litigheranno perché il n. 2 si sentirà discriminato rispetto al n. 1 e il n. 1 perché non sarà il n. 2) oppure “asterisco” e “asterisco”. La teoria del gender è applicata non solo alle persone ma anche alle feste. Lo scempio del gender non lo abbiamo ancora visto nei suoi rigogliosi frutti, ma lo vedremo tra qualche anno, quando le persone saranno sempre più “fabbricate” prendendo un ovulo da una, gli spermatozoi da un altro, l’utero da un’altra ancora. Ma anche qui poi sorgeranno dei problemi perché i maschi si sentiranno discriminati in quanto non possono concepire e portare in grembo un bambino, mentre le donne si sentiranno discriminate perché lo devono fare (ricordate la femminista Simon de Beauvoir?). Questa ubriacatura del “neutro” è il cavallo di Troia che, inserendo il post-umano o il trans-umano nella vita delle società, le strutturerà su una menzogna permanente, che tra l’altro segnerà la sconfitta di ogni impegno ecologico. Infatti, non è possibile non notare la contraddizione tra lo sforzo di rispettare la natura e l’accettazione (da parte di una fetta considerevole di quanti si sentono “verdi”) della manipolazione dell’uomo e della donna per renderli sempre più neutri. Così anche lo sforzo di rendere “neutre” le feste religiose può essere fatto solo sulla base di una menzogna, privando così della ricchezza – anche solo culturale – dei contenuti, dei riti, dei gesti le nostre società, che, insistendo sul neutro diventeranno, di plastica!

don Gabriele

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