ESSERE “MINORANZA CREATIVA” PER DETERMINARE IL FUTURO

  • 24/04/2021
  • Don Gabriele

ESSERE “MINORANZA CREATIVA” PER DETERMINARE IL FUTURO

Nel suo viaggio di ritorno dalla visita nella Repubblica Ceca, papa Benedetto XVI definì le comunità cristiane di quel paese “minoranze creative”. Questa fu la sua risposta ad un giornalista, nel corso della consueta intervista aerea: «Normalmente sono le minoranze creative che determinano il futuro, e in questo senso la Chiesa cattolica deve comprendersi come minoranza creativa che ha un’eredità di valori che non sono cose del passato, ma sono una realtà molto viva ed attuale. La Chiesa deve attualizzare, essere presente nel dibattito pubblico, nella nostra lotta per un concetto vero di libertà e di pace» (26 settembre 2009). È una indicazione importante per tutte le comunità cristiane del mondo. Son due domeniche che dico: “Prima della pandemia, il 25% dei castiglionesi frequentava la Messa (è un “indicatore” dello stato di salute di una parrocchia, anche se un po’ ambiguo). Ora un po’ meno, benché si speri di recuperare”. E mi ponevo – e vi ponevo – il problema del restante 75 %. E’ del tutto utopistico sperare in un “forte” recupero. Ma non possiamo rassegnarci a portare avanti stancamente l’esistente. Inoltre dobbiamo avere la consapevolezza che non siamo chiamati a diventare una “minoranza aggressiva”, quasi fossimo circondati da nemici e dovessimo difenderci aggredendo. Ma non siamo chiamati nemmeno, all’inverso, ad essere una “minoranza remissiva”, nascondendo la fede e la visione del mondo e dell’uomo che ne deriva: infatti papa Benedetto non dice di scomparire, ma richiama la presenza ecclesiale nel dibattito pubblico, per il concetto vero di libertà e di pace. Per esempio. “Minoranza creativa” è la comunità cristiana che prima di tutto prende atto di essere, appunto “minoranza”. Senza perder tempo a lamentarsi per il fatto di non essere più “maggioranza”. Siamo “minoranza”: è un dato di fatto, da accettare e trasformare in una opportunità per una presenza più dinamica, missionaria, evangelica. La nostra comunità parrocchiale esprime tanti segni di vitalità: la celebrazione della liturgia ogni domenica e ogni giorno; la catechesi per tutti i gruppi di età; la testimonianza della carità (Centro di Ascolto, raccolta generosa e distribuzione di generi alimentari e non solo; l’iniziativa “Tetto solidale”); l’attenzione alla cultura col restauro dell’organo e la valorizzazione dei nostri beni culturali (dicevo domenica scorsa: “La cultura è una forma di carità perché “eleva” il livello del vivere insieme, e la carità genera la cultura della solidarietà”); l’impegno rinnovato per i giovani tramite l’oratorio, anche attraverso iniziative che si stanno avviando per affrontare il disagio giovanile. E molto altro. Tutto questo ci rende “creativi” e dobbiamo riconoscere con umiltà come la comunità cristiana sia davvero significativa nel nostro paese: è sotto gli occhi di tutti, anche di quelli che si ostinano a non vedere. Tuttavia, se vogliamo essere più incisivamente minoranza “creativa”, dobbiamo rinnovare incessantemente questi cammini con l’attenzione ai cosiddetti “segni dei tempi”, il che non significa accogliere un modo mondano di vivere la religione (apposta dico religione e non fede) o rincorrere i temi che pensiamo possano interessare (illusione!). C’è nella Chiesa – come direbbe Sant’Agostino – una “dotta ignoranza”, che ci spinge al discernimento e all’entusiasmo per esprimere, pur nel nostro piccolo, la vitalità evangelica, che, partendo da dodici uomini, si è diffusa in tutto il mondo. Su questo tema della “minoranza creativa” ho in animo – a settembre, pandemia permettendo – di indire un’Assemblea parrocchiale, anche per combattere la stanchezza e richiamare gruppi e singoli alla responsabilità che scaturisce dal Battesimo.

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