Omelia del Parroco alla Messa del Mercoledì delle Ceneri 202
Le Sacre Ceneri 2025
1. Entra nel segreto
Quando fai l’elemosina, quando preghi, quando digiuni, abbi cura – come ci ha detto Gesù nel Vangelo odierno – che ciò sia fatto nel segreto: il Padre tuo, infatti, vede nel segreto (cfr Mt 6,4). Entra nel segreto: questo è l’invito che Gesù rivolge ad ognuno di noi all’inizio del cammino della Quaresima.
“Entrare nel segreto”, è una parola! Ma quanto è difficile entrarvi!
Diciamocelo francamente: non siamo più abituati (o forse non lo siamo stati mai) a compiere questo viaggio dall’esterno all’interno. Siamo presi da mille occupazioni e altrettante preoccupazioni, siamo sempre connessi – in un modo o nell’altro – ai social e il nostro spirito ne è perennemente distratto; ci manca la grammatica per compiere questo viaggio dall’esterno all’interno.
Eppure la quaresima ci invita a riprendere questo tentativo. La quaresima non ci strilla che in noi tutto è sbagliato, per suscitare sensi di colpa, piuttosto ci invoglia a scendere in profondità nel cuore, ci spinge ad aprirlo. Nella prima lettura abbiamo sentito che il cuore deve essere addirittura “lacerato”, per significare che è necessaria un po’ di violenza con noi stessi e che dobbiamo abbandonare – almeno in quaresima – le delicatezze che ci usiamo.
Il Vangelo ci ha offerto una via, un metodo per compiere questo viaggio dall’esterno all’interno: il rifiuto della vanagloria e dell’ipocrisia e la preghiera.
2. La vanagloria e l’ipocrisia
Quando fai l’elemosina, ossia quando fai ogni genere di bene, non farlo perché gli altri ti lodino, e quando fai la penitenza o ti eserciti nella sobrietà non farlo perché gli altri ti dicano che sei bravo. Siamo un po’ tutti affamati di stima e di apprezzamento; se ci vengono spontaneamente dai nostri fratelli ringraziamo il Signore, ma se andiamo a cercarli dimostriamo di essere ancora troppo ripiegati su noi stessi e di conseguenza di non aver ancora sviluppato quella libertà interiore che è segno di maturità. Quando poi gli atti che esprimono la penitenza, ossia la rinuncia a qualcosa per dilatare la nostra interiorità, sono posti per suscitare l’ammirazione degli altri, si rischia di porsi una maschera sul volto perché vogliamo che gli altri vedano una virtù che non abbiamo affatto; questa è ipocrisia.
Il Signore per vincere la vanagloria e l’ipocrisia ci propone questo viaggio verso l’interno, verso la verità di noi stessi e delle cose.
3. La preghiera
Quanto all’invito alla preghiera fatta nel segreto della nostra camera, come ci ha detto il Vangelo, certamente non si tratta di un invito a disertare le nostre liturgie. Al proposito colgo l’occasione per invitare quanti dopo il Covid non hanno ancora ripreso a frequentare la Messa e gli altri momenti di preghiera “in presenza”. La Messa ascoltata alla televisione è ammessa solo per chi effettivamente non può partecipare per malattia o anzianità. Coloro invece che non versano in tali condizioni non sono giustificati.
La preghiera fatta nel segreto indica una preghiera sincera e profonda, una preghiera appunto che tocca il cuore. Tra i maestri di preghiera mi piace citare Santa Teresa d’Avila, la quale ha tratteggiato un’immagine eloquente e affascinante di come poter giungere all’intimità con il Signore: il castello interiore. Infatti, nella sua opera Il castello interiore invita a pensare all’anima come a un castello: ogni stanza racconta un momento di crescita spirituale e la meta è raggiungere la stanza centrale, dove l’anima si unisce intimamente con Dio.
La prima stanza corrisponde alla porta del castello che Teresa identifica con la preghiera: è la preghiera la chiave per entrare nel castello. Per pregare bisogna mettersi in disparte, prendersi un tempo per fermarsi e lasciare rumori e agitazioni fuori dalla propria casa. Solo con questo primo atto di preghiera è possibile aprirsi alla presenza di Dio.
La seconda è la stanza delle immagini. Qui si incontrano le immagini e le rappresentazioni mentali di noi stessi e di Dio. È un luogo dove si immagina e si riflette; ci si sta predisponendo a incontrare Dio.
La terza è stanza della memoria. Qui si ripercorre la vita e vi si riconosce la grazia di Dio. La memoria diventa, così, uno strumento per contemplare le meraviglie che il Signore ha compiuto nella nostra vita.
La quarta è la stanza dell’intelletto. Qui la mente si rivolge a Dio con l’intelligenza e la volontà. È un atto di amore che attinge a tutte le proprie capacità di conoscenza profonda.
La quinta è la stanza della volontà. L’anima, finalmente, si abbandona completamente a Dio, desiderando solo la sua volontà. In questo stadio si fa un atto di fiducia totale e incondizionata.
La sesta è la stanza del silenzio. Mentre ci si avvicina al centro, le parole e le immagini fanno spazio al silenzio che diventa grande e profondo. Qui l’anima ascolta la voce dell’Amato.
La settima stanza è il centro. Giunta nel cuore del castello, l’anima sperimenta l’unione con Dio in un abbraccio di amore sponsale reciproco e totale.
Forse noi non riusciremo in questa vita ad arrivare alla settima stanza, ma è importante prendere sul serio la preghiera perché essa, fin che siamo sulla terra, ci dà già qualcosa che un giorno ci apparterrà per sempre quando la gioia sovrabbonderà.
Le difficoltà a pregare sono all’inizio di natura pratica, ossia riguardano il metodo. Se tu, nella tua “giornata tipo” non trovi un spazio fisso per pregare e se poi non adotti un tipo di preghiera (che può essere la lettura orante della Parola di Dio, la preghiera di un salmo, la liturgia delle ore etc.) farai passare gli anni senza mai effettivamente fare l’esperienza profonda della preghiera, e arriverai alla vecchiaia senza aver realmente pregato.
Entriamo dunque nel segreto in questa quaresima per trovare la verità di ciò che siamo e ciò che facciamo, per purificare la nostra fede e gli atti della nostra religiosità, per riscoprire il gusto della preghiera. E la Pasqua, cui la quaresima è ordinata, ci troverà più veri.
4. Le Ceneri e l’Eucaristia
Il rito delle ceneri, che tra un po’ compiremo, esprime la consapevolezza della nostra caducità e della necessità di lottare contro le nostre inclinazioni cattive. L’Eucaristia poi, unendoci al Signore, ci assicura che la cenere non è il nostro destino, perché mangiando il corpo del Signore, ossia Lui vivo e risorto, noi veniamo trasformati in Colui che mangiamo. Così umiltà e gloria, polvere e corpo glorificato sono le antitesi che si risolvono grazie a Cristo il Signore crocifisso e risorto alla cui Pasqua, in questo Anno Santo, ci vogliamo preparare con gioiosa intensità.