TESTO DEL COMMIATO DI DON PIERLUIGI BOSIO AL TERMINE DELLE ESEQUIE 9 GIUGNO 2022

  • 27/08/2022
  • Don Gabriele

TESTO DEL COMMIATO DI DON PIERLUIGI BOSIO AL TERMINE DELLE ESEQUIE 9 GIUGNO 2022

Dall’immagine-ricordo, che lo ritrae sulla soglia della chiesa dei Frati, don PierLuigi saluta, cartella in mano, congedandosi definitivamente da noi. Dai mesi antecedenti la pandemia era raro incontrarlo, a motivo delle sue condizioni di salute, e lasciarsi sorprendere dal suo saluto ilare e coinvolgente. Oggi ci lascia col solo cenno della mano dalla soglia dell’eternità, facendo spazio alla voce della sola liturgia, che mette in sordina le nostre parole. Mi limito a pochi cenni non esaurienti.

- L’estro. Intendo soprattutto la vena musicale che egli ha dispiegato ben presto e ha costituito una espressione del suo ministero. Chi ha estro – in ogni linguaggio espressivo -, noi diciamo, è estroso, cioè originale, creativo e non è facilmente contenibile. Lo ricordo così già dal Seminario, come cantore, organista e direttore del coro, con l’allora Maestro Mons. Beccaria, e lo ricordano sotto questo profilo, tutti coloro che hanno goduto del suo ministero. Tanti gli sono debitori, perché da lui incoraggiati o formati a mettere a frutto i loro talenti musicali. E le comunità hanno grazie a lui recuperato o coltivato la nostalgia delle armonie celesti, con buone esecuzioni che inducono alla preghiera. L’estro che egli ha espresso non solo nella musica, ma anche nella sensibilità per l’arte attestata nei pellegrinaggi o viaggi turistici promossi soprattutto qui a Codogno. L’estro del tifo calcistico sbandierato come strumento di condivisione del sentire comune.

- L’estrazione. Don PierLuigi viene da una famiglia che era ed è rimasta come un piccolo monastero, cellula viva della Parrocchia della Cattedrale, di cui egli ha respirato fin da bambino l’aura solenne, e di cui ha recepito la cura solerte per il mondo infantile di allora. Il Vescovo che l’ha ordinato Mons. Benedetti gli era familiare, ed è rimasto impresso nel suo animo: è singolare che si ritrovino nel 50mo della sua morte. Quel mondo – la Cattedrale, il palazzo vescovile, i Canonici, i preti della parrocchia, le Suore Giuseppine vicine di casa, i laici delle famiglie impegnate – quel mondo non si è mai spento nel suo animo, anche perché coltivato nel periodo stesso del Seminario; e una certa nostalgia di quel clima ha segnato il respiro del suo ministero.

- La destinazione. Sono diversi i campi in cui don PierLuigi si è espresso nelle varie Parrocchie e incombenze: oratorio, scuola come insegnante di religione, anziani e malati. Tutti ambiti vissuti con la volontà di agganciare le persone attraverso un dialogo diretto, sincero e schietto, che gli ha suscitato la simpatia e la riconoscenza di innumerevoli interlocutori. Tanti genitori gli sono riconoscenti per il sostegno educativo e tanti alunni gli sono ancora grati, insieme ai colleghi docenti. Il mondo degli anziani poi ha avuto un singolare apporto con il Movimento della Terza Età, da lui promosso e animato con varie iniziative in un tempo in cui la massa degli anziani chiede riconoscimento del suo ruolo essenziale nella società. Talvolta si rammaricava di non essere parroco, come il suo modello don Mazzolari, dei cui insegnamenti si nutriva; ma il suo ministero viene ricordato in benedizione dalle diverse comunità di appartenenza: grazie anche a lui e al favore che lo circonda possiamo riconoscere che il prete, anche da semplice prete, ancora oggi non è irrilevante. E uno dei campi in cui ha lasciato il segno della efficacia del suo ministero è quello della confessione: sempre in tanti accedevano al suo confessionale per ricevere il perdono del Signore o una parola amica di incoraggiamento.

- Ma nel fondo del suo animo era rimasto un monaco. La motivazione della sua spiritualità si abbeverava alla fonte di san Bernardo e nei giorni che gli erano consentiti non mancava di raggiungere il chiostro della Abbazia di Piona, dove trovare ristoro fisico e dell’anima: ciò che riceveva anche dalla frequentazione del breviario monastico. Si vedeva che la liturgia era una sua preoccupazione, nella cura meticolosa dei canti, dei testi, delle rubriche liturgiche; segno non di appiattimento formale, ma di livello alto di considerazione della Liturgia, l’Opera di Dio. Da cui scaturisce del resto la cura per ciò che è umano, compreso il sorprendente gesto della donazione di organi.

Dalla soglia del Paradiso ancora ci dà la voce, con i suoi appellativi inconfondibili, per dirci che ci aspetta a cantare con lui le lodi del Signore, stupiti dall’estro di Dio.

Mons. Iginio Passerini

Parroco di Coodgno

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