LO STATO DELL'UMANITÀ DI CRISTO RISUSCITATA

  • 24/04/2022
  • Don Gabriele

LO STATO DELL'UMANITÀ DI CRISTO RISUSCITATA

Cari fedeli a volte ci chiediamo: “Come era il corpo di Gesù risorto? E come sarà il nostro corpo nella risurrezione?”. Ci risponde il Catechismo della Chiesa Cattolica da cui traggo alcuni passaggi. Gesù risorto stabilisce con i suoi discepoli rapporti diretti, attraverso il contatto fisico (per esempio, le donne che gli stringono i piedi, quando la mattina di Pasqua va loro incontro, come ci narra il vangelo di Matteo) e la condivisione del pasto (Gesù mangia del pesce arrostito dinanzi ai suoi apostoli, dopo la risurrezione, come ci descrive il vangelo di Luca). Li invita a riconoscere da ciò che egli non è un fantasma, ma soprattutto a constatare che il corpo risuscitato con il quale si presenta a loro è il medesimo che è stato martoriato e crocifisso, poiché porta ancora i segni della passione. Questo corpo autentico e reale possiede però al tempo stesso le proprietà nuove di un corpo glorioso; esso non è più situato nello spazio e nel tempo, ma può rendersi presente a suo modo dove e quando vuole, poiché la sua umanità non può più essere trattenuta sulla terra e ormai non appartiene che al dominio divino del Padre. Anche per questa ragione Gesù risorto è sovranamente libero di apparire come vuole: sotto l'aspetto di un giardiniere (come con la Maddalena) o «sotto altro aspetto» (Mc 16,12) diverso da quello che era familiare ai discepoli, e ciò per suscitare la loro fede. La risurrezione di Cristo non fu un ritorno alla vita terrena, come lo fu per le risurrezioni che egli aveva compiute prima della pasqua: quelle della figlia di Giairo, del giovane di Naim, di Lazzaro. Questi fatti erano avvenimenti miracolosi per suscitare la fede e per far capire che la risurrezione non era un’idea, ma la sua stessa persona. Queste persone miracolate ritrovavano, per il potere di Gesù, una vita terrena “ordinaria”. Ad un certo momento esse sarebbero morte di nuovo. La risurrezione di Cristo è essenzialmente diversa. Nel suo corpo risuscitato egli passa dallo stato di morte ad un'altra vita al di là del tempo e dello spazio. Il corpo di Gesù è, nella risurrezione, colmato della potenza dello Spirito Santo; partecipa alla vita divina nello stato della sua gloria, sì che san Paolo può dire di Cristo che egli è l'uomo celeste. «O notte beata – canta l'«Exultet» della notte di Pasqua –, tu solo hai meritato di conoscere il tempo e l'ora in cui Cristo è risorto dagli inferi». Infatti, nessuno è stato testimone oculare dell'avvenimento stesso della risurrezione e nessun Evangelista lo descrive. Nessuno ha potuto dire come essa sia avvenuta fisicamente. Ancor meno fu percettibile ai sensi la sua essenza più intima, il passaggio ad un'altra vita. Avvenimento storico constatabile attraverso il segno del sepolcro vuoto e la realtà degli incontri degli Apostoli con Cristo risorto, la risurrezione resta non di meno, in ciò in cui trascende e supera la storia, nel cuore del mistero della fede. Per questo motivo Cristo risorto non si manifesta al mondo, ma ai suoi discepoli, «a quelli che erano saliti con lui dalla Galilea a Gerusalemme», i quali «ora sono i suoi testimoni davanti al popolo» (At 13,31). Ciò che vediamo realizzato in Gesù si realizzerà anche in noi, perché attraverso i sacramenti, in modo speciale l’Eucaristia, Egli vive in noi, come il Vivente.

don Gabriele

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