Omelia del Parroco presso il Carmelo di Lodi all'ufficio delle letture nella solennità di S. Teresa d'Avila

  • 14/10/2021
  • Don Gabriele

Solennità di S. Teresa d’Avila, Madre del Carmelo riformato

Lodi – Carmelo – 14 ottobre 2021 – Ufficio delle Letture

1. Celebriamo con le nostre sorelle carmelitane la solennità della Santa Madre Teresa di Gesù. Di questa Santa, fin da quando ero giovane seminarista, mi ha sempre affascinato la “pasta umana” di cui era fatta. Ricordo vivamente le omelie di mons. Paolo Magnani nella festa odierna e sono contento che il servizio di cappellano al Carmelo per un lasso significativo di anni mi abbia condotto a sviluppare con questa Santa un vivo legame di amicizia spirituale, che mi spinge a rivolgermi a lei ogni giorno con frutto.

2. Pensando a S. Teresa, un aspetto su cui voglio meditare brevemente con voi questa sera, è quello del suo cuore, inteso come sede dell’intelligenza e della volontà.

Una prima caratteristica del cuore di Teresa mi sembra possa essere espressa così: il suo era un cuore pieno di sogni ardimentosi. Lo apprendiamo dalla sua vita, quando ancora fanciulla, con il fratello Rodrigo, fugge di casa per andare presso i mori e lì subire il martirio. Sogni di una ragazza, si dirà. Senza dubbio, ma a me pare sommessamente che già in questo ardimento ci sia molto della futura S. Teresa. Non molti giorni fa abbiamo letto nell’Ufficio un brano del Commonitorio di S. Vincenzo de Lerin, il quale, parlando dello sviluppo del dogma, prende proprio ad esempio lo sviluppo del corpo umano: l’uomo maturo è lo stesso nella sua essenza del bambino e dell’adolescente: lo sviluppo non è un cambiamento, ma un’evoluzione. Certo, dal punto di vista spirituale, gran parte l’ha l’educazione che un fanciullo riceve. Tuttavia, tornando a S. Teresa, quel fuoco che vediamo in lei fin da bambina non si è mai spento.

3. Un’altra caratteristica del cuore di Teresa è l’onestà. Teresa è onesta con se stessa e con Dio e ben presto si accorge che la sua vita, una volta entrata in monastero, rischia di appiattirsi in un modo di vivere che oggi potremmo chiamare “borghese”. Era una brava monaca Teresa, ma il suo cuore le diceva che non era come quella che stava conducendo fino a quel punto la vita alla sequela di Gesù. Se vogliamo dire così: alla Teresa di quel tempo mancava quel “di più” che il Signore Gesù ha chiesto al giovane del Vangelo di domenica scorsa. E così questa donna dal cuore ardimentoso ed onesto era pronta a vedere in quell’ Ecce homo tutto piagato in cui si imbattè un giorno nel suo monastero la parola che Gesù le rivolgeva in quel momento, tanto che ne fu sconvolta e rivoluzionò la sua vita.

4. Il cuore di Teresa è un cuore umile. Solo i cuori umili imparano, e lei, dinanzi a Sua Maestà, come chiamava Dio, si era fatta tutta ignorante. Fu il suo cuore umile che apprese la vera sapienza sì da diventare una sorgente che ancora disseta. “La vera orazione non consiste nel tanto pensare ma nel tanto amare”; questa sua frase, sentita e letta mille volte, è la porta di ingresso – a mio modestissimo parere – della vera conoscenza di Dio. Far tacere il ragionamento durante l’orazione non significa spegnere la ragione quanto piuttosto permettere a Dio di farsi conoscere come vuole lui. Del resto lo dice la sacra Scrittura. “I ragionamenti dei mortali sono timidi”. C’è una strofa di un inno liturgico che sintetizza tutto ciò: “Quando cor nostrum visitas, tunc lucet ei veritas, mondum vilescit vanitas, et intus fervet caritas”. Quando tu visiti il nostro cuore, allora gli risplende la verità; la vanità del mondo diventa vile, e dentro ferve la carità.

5. Il cuore di Teresa è il cuore di un’amica. Tra i passi più belli delle sue opere a mio parere ci sono quelli in cui parla con Dio e con Gesù in un rapporto a lui amicale. Dice in un passo della sua vita: “Da questo dolce Signore ci deriva ogni bene. Egli ci istruirà. Studi la sua vitae non troverà un modello più perfetto. Che cosa dobbiamo bramare di più quando abbiano un amico così affezionato che nel tempo della tribolazione e della sventura non fa come gli altri amici del mondo che si dileguano? Beata l’anima che lo ama per davvero e lo ha sempre con sé!” (cap. 22,7).

6. Il cuore di Teresa è il cuore di una sposa. Nelle relazioni spirituali, narrando un episodio relativo alla S. Comunione, S. Teresa scrive: “Ed ecco che Sua Maestà, volendomi far comprendere che ciò appunto non importa, mi disse queste parole: “Non aver paura, figliuola! Nessuno ti potrà separare da me!”. Poi mi si rappresentò nel più intimo dell'anima per via di visione immaginaria, come già altre volte, mi porse la destra e mi disse: “Guarda questo chiodo: è segno che da oggi in poi tu sarai mia sposa. Finora questa grazia non l'avevi meritata; ma d'ora innanzi tu avrai cura del mio onore non solo perché sono tuo Dio, tuo Re e tuo Creatore, ma anche perché tu sei mia vera sposa. Il mio onore è tuo, e il tuo è mio”. (Relazioni spirituali, 35).

7. Il cuore di Teresa è il cuore di una madre. Leggendo le sue opere si avverte questa maternità. La si avverte nei confronti delle sue figlie (bisognerebbe contare le volte in cui nei suoi scritti si rivolge a loro con l’espressione “figlie”, “figliole”), innanzi tutto, ma non si ferma lì. Perché la maternità per sua natura è generativa. E Teresa è così: genera vita nelle sue figlie di ieri e di oggi e genera vita, attraverso i suoi insegnamenti. Sarà capitato a tutti di leggere un testo anche bello ma senza alcun frutto. Chi legge di testi di Teresa d’Avila fa l’esperienza del nutrimento, sono come una manna spirituale che ci fa crescere in quella comunione con Dio di cui Ella da Lui era stata fatta esperta. In un bell’articolo scritto dal card. Ballestrero in occasione del dottorato della Santa, nel 1970; si legge: “Ha tanta nostalgia per la sua rocca, le piace tanto filare, ma bisogna che si metta a scrivere e scrive. Dirà che a scrivere non fa nessuna fatica, che non sa neppur lei che cosa abbia scritto, ma quello che ha scritto è la verità; che quando scrive ha dentro una luce che le apre la strada, e quando dice che il Signore le insegna, dice la verità, non aggiunge una sillaba di suo. Con che fierezza Teresa di Gesù rende testimonianza al suo Maestro! Non è una discepola presa dalla vanagloria, ma è una discepola felice che il suo Maestro diventi glorioso. Intorno a questo suo scrivere accade anche qualche cosa d'altro. Prima c’è la tenerezza filiale di monachelle che le vogliono bene, poi c’è l'ammirazione un po' dotta e un po' curiosa dei teologi che la scrutano e Teresa sorride. Ma in fine c’è l’interesse della Chiesa di Dio”. E ancora: “Nonostante le sue riluttanze di monachella che ama filare, lei diventa scrittrice, non per sé; e neppure per quelle poche monache che sono curiose di sapere che cosa passa nell'anima della loro Madre e di imparare come si fa a somigliarle, ma per tante anime, per tanti teologi, per tanti Santi, per tanti aspiranti alla santità, per tutto un popolo di Dio”.

8. Il cuore di Teresa è il cuore di una figlia. E qui non possiamo non citare quel passo famoso, quasi un testamento: “Alla fine, sono figlia della Chiesa”. “Ha capito il mistero della Chiesa e lo ha visto al di là, molto al di là, di quell’apparato, magari in crisi, che al suo tempo gemeva e lacrimava non meno che ai tempi nostri (omissis). Teresa (dice al) mondo l'esperienza di Dio, l'esperienza del Cristo, l'esperienza della Chiesa. Sottrae questi valori ai nominalismi, spesso volte presuntuosi e sempre sterili, di una problematica senza via di uscita, e grida agli uomini che Dio è Dio, che Cristo è Signore, che la Chiesa è Madre”. (Ballestrero ut supra)

9. Un cuore così non poteva che essere transverberato, cioè trapassato dalla lancia. E’ lei stessa che narra nei suoi scritti questa esperienza mistica. L’amore di Dio per lei e l’amore suo per Dio è stato talmente vero che anche il suo cuore ne fu piagato realmente, come si potè constatare quando il suo corpo fu riesumato.

10. Un cuore ardimentoso, un cuore onesto, umile e semplice, il cuore di un’amica, di una sorella, di una figlia e di una madre; un cuore trapassato. Interceda per ciascuno di noi questo cuore, affinché sia effuso su tutti in abbondanza lo Spirito di Dio, che il Corpo Eucaristico di Cristo sempre ci comunica ogni volta che con i suoi sentimenti, quelli di Cristo e quelli dei suoi Santi, ci accostiamo all’altare.

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