La fede operosa

  • 18/03/2026
  • Don Alberto

“Se ne fai esperienza, ne comprendi la forza e ti cambia” – Questa espressione gergale del pensiero sul benessere, potrebbero essere attribuita a molte situazioni di vita a volte anche a sproposito. Di fatto l’affermazione dichiara l’ineludibile evidenza della nostra vulnerabilità e l’estrema necessità di una continua crescita e predisposizione alla reciprocità in cui, DARE e RICEVERE nel bene, possono veramente diventare una benedizione. Invece mi piace mantenere forte riservo, nelle relazioni d’aiuto, riguardo al PRENDERE che sa di appropriazione e di consenso piuttosto che di vera gratuità.

Le più significative e ricorrenti categorie teologiche e spirituali del Tempo della Quaresima suggerisco l’esercizio di declinare in esperienza di Carità, ciò che la Parola ci consegna del Mistero di Cristo annunciato dai profeti e compiuto nella rivelazione evangelica come via di salvezza. L’alleanza, il ritorno, il passaggio, la liberazione, il riscatto, la riconciliazione, il perdono, il sacrificio, l’obbedienza, la giustizia appartengono all’unico comandamento dell’Amore eterno ed incomparabile e perciò, possono cambiare la vita.

In un prefazio quaresimale la liturgia afferma: “Tu Signore doni ai tuoi fedeli di prepararsi con gioia, purificati nello Spirito, alla celebrazione della Pasqua, perché, assidui nella preghiera e nella carità operosa, attingano ai misteri della Redenzione la pienezza della vita nuova in Cristo tuo Figlio”. La comunità cristiana, quando celebra il mistero di Cristo diventa essa stessa forza di Carità, prolungamento e riflesso nel tempo, dell’Amore che riceve. Quando ciascuno, per la sua parte, compie le opere della Fede è giustificato per la Grazia e allo stesso reso strumento di rinascita. La reciprocità del dono si fonda sulla gratuità della salvezza come volontà inesauribile dell’amore di Dio e sulla identificazione stesso di Gesù con coloro che il mondo considera e definisce “ultimi” in cui Egli si fa incontrare. È doveroso e bello indagare la propria quotidianità nella effettiva capacità di assumere uno stile di Carità che coniuga il contenuto professato nella Fede, con i gesti che lo incarnano: nella prossimità a quanti ci sono affidati, nella imprevedibilità delle situazioni di vita, nell’appello esigente dei poveri, nella responsabilità dei propri doveri sociali e comunitari, nelle sfide culturali che meritano prese di posizione, obiezione di coscienza, unanime promozione. Un poeta italiano del 1800 affermava: “La vera Carità è senza ostentazioni, simile alla rugiada del Cielo, cade senza rumore nel seno degli infelici”.

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