CHE COSA SUCCEDE A CASTIGLIONE?

  • 07/03/2021
  • Don Gabriele

CHE COSA SUCCEDE A CASTIGLIONE?

Questo è il sesto anno del mio servizio pastorale in mezzo a voi e mi sto rendendo conto che ad un certo momento nella vita dei nostri adolescenti succede qualcosa, una specie di “cedimento”. La maggior parte di essi, infatti, sceglie di non scegliere. Nel momento in cui un giovane, una giovane si aprono alla responsabilità nei confronti del mondo, la maggior parte dei giovani di Castiglione si lascia andare al disimpegno nei confronti della dimensione più interiore di ciascuno di essi. Non venitemi a dire infatti che chi ha chiuso con Messa, catechesi, oratorio, impegno a favore della comunità ha scelto. Non ha scelto un bel niente: si è lasciato condizionare dalla superficialità, dalla pigrizia, dal gruppo di amici, dalla morosa o dal moroso, dal “così fan tutti” (espressione di un non-senso spaventoso). Lasciarsi condizionare non è scegliere. Mettendo anche in conto che qualcuno abbia disertato per qualche cattivo esempio, addirittura di una parte dell’istituzione ecclesiale, anche in questo caso non ha scelto, si è lasciato condizionare. E non ha usato la testa. Quale futuro in termini di umanità matura – e quindi di carica di vita buona per sé e per gli altri – possa garantire chi si fa condizionare non si fa certamente fatica a capire. Ciò che poi mi lascia di stucco è quella sorta di superiorità che i non praticanti ostentano nei confronti di chi ha mantenuto un rapporto vitale con la comunità cristiana: è come chi si senta superiore perché tradisce la propria moglie. Che superiorità è mai questa? La superiorità di fregarsene degli impegni assunti, dell’amore e della cura ricevuti? Gente che ha sostituito alla Messa il rito del bar, della discoteca, dello sballo prodotto da alcool e fumo o peggio, oppure della trasgressione, dei festini nelle case private, dell’abbruttirsi sui social, del ritiro nella penombra della propria personalità … Sono contenti? Può anche essere, come lo sono generalmente gli incoscienti. Guardavo poi lunedì sera il gruppo dei giovanissimi presenti alla catechesi: ragazzi normali, come tutti gli altri, con i loro pregi e i loro difetti, con le loro fatiche e le loro conquiste. Tra queste ultime, la fatica e la conquista di esserci. Alcuni tra loro hanno dovuto scegliere: lasciarsi condizionare dal gruppo, dalla superficialità, dall’amichetta che imita i modelli scialbi veicolati da video ingannatori, dall’amico che ridicolmente fa il bulletto, dalla pigrizia, dal ragazzino o dalla ragazzina, oppure prendere una decisione? Io so che alcuni tra essi hanno scelto; hanno fatto fatica, ma hanno scelto di continuare ad esserci. Loro hanno scelto! E non è facile in questa temperie culturale dove tutto è “liquido”, anzi “gassoso”. Stanno portando il peso di questa scelta che fa loro onore e fa ben sperare noi educatori, che di fronte alla “catastrofe educativa”, come l’ha definita recentemente il Papa, non ci arrendiamo. Dobbiamo incoraggiare questi ragazzi che hanno scelto di continuare ad esserci, sostenerli affinché siano forti e mantengano anche per il futuro questa decisione. Nuotare contro corrente non è facile, ma chi lo fa diventa forte; chi si lascia trasportare dalla corrente è un rinunciatario. Forza ragazzi: siate umilmente orgogliosi della vostra scelta. E ricordate: gli “sfigati” non siete voi!

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