IL SETACCIO

  • 06/02/2021
  • Don Gabriele

IL SETACCIO

Cari fratelli e sorelle, stavo riflettendo in questi giorni sul fatto che la pandemia, dal punto di vista della fede e della pratica religiosa, si è rivelata un “setaccio”. Come il setaccio separa una cosa dall’altra (pensiamo il grano dalla pula), così la pandemia ha “setacciato” la nostra comunità. Quando, a maggio, è stato possibile riprendere la celebrazione della S. Messa con il popolo, molti sono ritornati (i mesi intercorsi tra maggio e agosto hanno visto una partecipazione di circa il 16 – 17 %, rispetto al 23 – 25% del periodo prepandemia). Altri invece non sono tornati più, oppure – lo spero vivamente – non sono tornati ancora. Il ventaglio di motivazioni per cui questi fratelli e sorelle non sono tornati può essere ampio. A parte gli anziani e gli ammalati, una delle motivazioni è senza dubbio la loro poca convinzione. La questione della paura, a questo punto, è infatti un balla (vanno a scuola, al lavoro, a fare la spesa e via dicendo). Ci sono adolescenti e giovani, i quali partecipavano alla Messa regolarmente, che non ci sono più, neppure dopo essere stati inviati o personalmente dal sottoscritto o tramite qualche “ambasciatore”. Non si sono neppure presi la briga di un confronto: “Non vengo più per questo, per quello, perché ho dei dubbi”. Niente. E’ avvilente non essere neppure considerato un interlocutore. Spesso anche i genitori di questi ragazzi e giovani (alcuni dei quali provengono da famiglie robuste e dal chiaro orientamento cristiano) sono spariti (magari influenzati negativamente dalla moglie o dal marito: cristiani di adamantina testimonianza evidentemente, che barattano il rapporto col Signore con la pigrizia, con alibi inconsistenti, con un’ora di letto in più …!). E allora capisci tante cose. E non si vergognano neppure di aver voltato le spalle all’educazione ricevuta, alla storia della loro famiglia, ai valori. E non venitemi a dire che si può essere bravi cristiani anche disertando la Messa: non è vero. Si può essere cattivi cristiani anche venendo a Messa: questo è vero e purtroppo succede. Ma non è vero il contrario: ossia – ribadisco – che si può essere buoni cristiani anche non venendo a Messa. Forse, però, per costoro, non significa più nulla neppure “essere cristiani” ... Dolore per queste famiglie che non insegnano ai loro figli ad avere dei punti fermi. Delusione poi per quelle coppie di giovani sposi, che – una volta sposati, pur abitando in parrocchia – non si vedono mai. Coppie di giovani sposi cristiani che disertano la Messa domenicale dimostrano di non avere capito nulla di ciò che significa sposarsi in chiesa (e quelli le cui nozze sono state benedette dal sottoscritto se lo sono anche sentiti dire, ma evidentemente lo hanno già dimenticato). Ho detto ormai più volte che la rinascita o sarà spirituale o non sarà: purtroppo mi rendo conto che per non pochi questa rinascita non ci sarà. Un setaccio è stata la pandemia! Da parte mia, da parte della comunità cristiana non viene meno l’affetto per questi fratelli e sorelle, non viene meno l’attesa, non viene meno la porta aperta, la disponibilità al confronto, non viene meno l’invito. Molti di essi non leggeranno queste righe (spesso non le leggono neppure i “fedeli”, per cui non mi faccio illusioni), ma sarebbe bello che qualcuno trasmettesse loro questo messaggio: è forte, lo so, ma è mosso unicamente dall’affetto fraterno e paterno nei loro confronti.

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