Come fuoco vivo
“Come fuoco vivo si accende in noi un’immensa felicità, che mai più nessuno ci toglierà perché Tu sei ritornato. Chi potrà tacere, da ora in poi, che sei Tu in cammino con noi, che la morte è vinta per sempre, che ci hai ridonato la vita?”
Un piacevolissimo ritornello musicalmente inteso e coinvolgente del canto liturgico, nel tempo pasquale, celebra la consolazione della fede alla notizia della risurrezione di Cristo. Evocativo a priori di un dato imprescindibile della esperienza, il senso collettivo e comunitario di ciò che è avvenuto. In un certo senso raccoglie un primo frutto della rinascita è proprio l’essere insieme destinatari dello stesso Dono, non come una messa in sicurezza ma, un’efficace elaborazione di un Amore che non è venuto meno e che Cristo ha già trasformato in perdono perfino i suoi carnefici. La tragedia della Crocifissione di Gesù e l’epilogo della sua missione collettiva, aveva apparentemente compromesso e fortemente minacciato i rapporti di fiducia, ingenerato sospetti e incentivato la subdola distinzione fra buoni e cattivi, trasformando la comunità dei discepoli (apostoli, donne, amici, simpatizzanti) in una minoranza spaventata e nascosta al limite della dispersione. Così sarebbero andate le cose in una classica avventura ideologica. Ma è onesto non sottovalutare alcuni dettagli che dicono cosa sia stata la missione di Gesù. L’annuncio della risurrezione, nella forma narrata meticolosamente dagli evangelisti anche tramite i testimoni oculari, avvalla due cose: un altissimo coinvolgimento interiore, affettivo esistenziale di coloro che avevano incontrato Gesù – una chiamata alla Vita, non un reclutamento alle armi, o una sorta di campagna sociopolitica - Il “Seguimi” del Vangelo
non poteva essere accantonato così facilmente quanto la pretese di chi aveva voluto ignorare le tracce togliendolo di mezzo. In secondo luogo, anche se non ancora percepito nella sua forza rigenerante, Gesù aveva esplicitamente rivolto al Padre come un imperativo d’amore: “Non prego solo per questi, ma anche per quelli che crederanno in me mediante la loro parola, perché tutti siano una sola cosa; come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch'essi in noi, perché il mondo creda che tu mi hai mandato. E la gloria che tu hai dato a me, io l'ho data a loro, perché siano una sola cosa come noi siamo una sola cosa. Io in loro e tu in me, perché siano perfetti nell'unità e il mondo conosca che tu mi hai mandato e che li hai amati come hai amato me”. (Gv.17). Il Fuoco vivo dello Spirito di Unità e il memoriale della conoscenza/comunione con Gesù – Lì dove ci ha chiamati, lo abbiamo incontrato perché stessimo con Lui, sono il primo grande esercizio di fedeltà alla
Pasqua, che dobbiamo intraprendere per dare forma concreta alla Fede battesimale, sacramentale e di testimonianza come urgente mandato al vissuto ordinario della esperienza ecclesiale e nei luoghi di vita. Non esasperiamo le mediazioni e gli strumenti del servizio al Vangelo trascurando le ragioni e le forme della Unità o con animo dubbioso di chi sia per noi veramente il Signore e la sua Chiesa.