TRIDUO PASQUALE, OSSIA LA PASQUA CELEBRATA IN TRE GIORNI

  • 27/03/2021
  • Don Gabriele

Cari fedeli, siamo ormai giunti al cuore della Settimana Santa, compimento del cammino quaresimale. Ci apprestiamo dunque a celebrare il Triduo Pasquale. Anche quest’anno voglio ricordare in che cosa esso consista. Sant’Agostino (siamo nel secolo IV) già lo chiamava: il santo Triduo del Signore Crocifisso, Sepolto e Risorto. Non sono dunque tre giorni che preparano alla domenica di Pasqua bensì la Pasqua celebrata in tre giorni. Il primo giorno del Triduo, quello del Crocifisso, si estende dalla sera del giovedì santo alla sera del venerdì santo. Il secondo giorno del Triduo, quello del Sepolto, dalla sera del venerdì santo alla notte del sabato santo. Il terzo giorno del Triduo, che è quello del Risorto, va dalla notte del sabato santo alla sera della domenica di Pasqua. Poi inizia il laetissimum spatium (i giorni della gioia), cioè la cinquantina pasquale, che culmina con la solennità di Pentecoste. Nel primo giorno del Triduo, quello del Crocifisso, rivivremo la “notte in cui Gesù fu tradito”, nella quale ha istituito l’Eucaristia, memoriale della sua Pasqua, affinché sia disponibile per tutte le generazioni di uomini e di donne che si affacceranno sulla terra, fino alla sua gloriosa venuta alla fine dei tempi; rivivremo poi, il giorno successivo, la sua beata Passione e la sua Morte, con le quali ha redento il mondo. Nel secondo giorno del Triduo, quello del Sepolto, sosteremo in silenzio accanto al suo sepolcro, nel quale Egli riposa come il grano di frumento, pronto a sprigionare una incontenibile energia di vita, facendo nostra l’attesa e la speranza della Beata Vergine Maria. Nel terzo giorno, quello del Risorto, rivivendo la grazia del nostro Battesimo e nutrendoci dell’Agnello immolato nel santo sacramento dell’Eucaristia, parteciperemo alla gioia e alla gloria del Signore, libero dalla morte, che trascina con sé l’uomo e l’universo alla pienezza della vita di Dio. Questi tre momenti liturgici sono come un’unica, grande liturgia: infatti sono tre riti, ma strettamente interconnessi. Per esempio: la sera del giovedì santo la celebrazione si conclude nel silenzio, senza la benedizione e senza che il popolo sia invitato ad andare in pace; la celebrazione del venerdì santo inizia nel silenzio, senza segno di croce, e termina nel silenzio, senza che il popolo sia invitato ad andare in pace; la solenne veglia pasquale inizia essa pure nel silenzio e senza segno di croce; solo al termine della Eucaristia, con cui si conclude la veglia, il sacerdote imparte la benedizione ed invita il popolo ad andare in pace. Poi c’è la domenica di Pasqua che con la solenne Eucaristia e i Vespri ci ricorda la scaturigine del “ritmo degli otto giorni”, ossia l’incontro settimanale con il Signore Risorto – la domenica – che innerva l’anno della Chiesa e il nostro tempo, fin quando giungeremo alla Pasqua eterna.

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