La ricerca della Pace
Trascrivo un articolo pubblicato sulla rivista “La Civiltà Cattolica” (quaderno n. 4204), per la riflessione personale.
"In uno scenario caratterizzato da molteplici violazioni del diritto internazionale e dall’impotenza delle organizzazioni multilaterali, a noi preme riaffermare in modo inequivocabile che «tutti i cittadini e tutti i governanti sono tenuti ad adoperarsi per evitare le guerre» (Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 2308). Ciò appare forse più evidente e necessario oggi che in altre epoche, in un tempo in cui si rinnova la consapevolezza della natura, dell’importanza e della forza della pace. Essa non è mera assenza di guerra, ma è «fondata sulla giustizia», come ha ricordato papa Leone XIV al termine dell’Angelus del 1o marzo 2026, aggiungendo poi, all’Angelus della settimana successiva, l’appello a che «cessi il fragore delle bombe». Con il prolungarsi della guerra, il Pontefice ha ripetuto in diverse occasioni appelli simili. Si è riferito
«all’atroce violenza della guerra» (Angelus del 15 marzo), qualificata come «uno scandalo per tutta la famiglia umana» (Angelus del 22 marzo) e, con l’avvicinarsi della Pasqua, ha ricordato la difficile situazione dei cristiani in Medio Oriente la cui prova «interpella la coscienza di tutti» (Angelus del 29 marzo). Risuonano, infine, con lucida chiarezza, le parole proferite all’omelia della celebrazione di Domenica delle Palme: «Dio è amore! Abbiate pietà! Deponete le armi, ricordatevi che siete
fratelli!». Al tempo stesso il Papa richiama l’attenzione su una visione di pace e di giustizia basata sulla dignità dell’essere umano che trova il suo fondamento ultimo nella creazione a immagine di Dio. In questo senso, tutte le guerre feriscono la dignità della persona umana poiché, come ricordava san Giovanni Paolo II, «la guerra è sempre una sconfitta dell’umanità» (Discorso al Corpo diplomatico accreditato presso la Santa Sede, 13 gennaio 2003). Risuonano anche profetiche e quanto
mai opportune le parole dello stesso Pontefice nell’enciclica Sollicitudo rei socialis, quando, in riferimento ai conflitti di ogni tipo, alle divisioni, ma anche alla «radicale interdipendenza», ha voluto ribadire: «Oggi forse più che in passato, gli uomini si rendono conto di essere legati da un comune destino, da costruire insieme, se si vuole evitare la catastrofe per tutti» (n. 26). Le affermazioni della Chiesa cattolica decorrono da una visione della dignità umana che porta al riconoscimento che la logica della violenza è, in ultima analisi, autodistruttiva. Non si dimentichi, d’altronde, che una giustizia autentica, illuminata dalla carità e dalla ragione, esige che, anche nel contesto di una guerra in atto, restino princìpi guida la ricerca della pace e della riconciliazione e la tutela della dignità umana. Inoltre, non si tratta soltanto di porre termine alla guerra trovando soluzioni pacifiche e giuste alle divergenze, ma anche di preparare condizioni che rendano conflitti di questo tipo meno probabili in futuro; ovvero la costruzione di una «pace giusta»".